

84. Il fenomeno del brigantaggio: la relazione di Giuseppe
Massari.

Da: D. Mack Smith, Storia d'Italia. 1861-1958, primo, Laterza,
Bari, 1967    .

Dal seguente brano dello storico inglese Denis Mack Smith emergono
i due diversi atteggiamenti che lo stato italiano assunse nei
riguardi del brigantaggio meridionale: al lavoro delle
commissioni d'inchiesta, come quella presieduta dal deputato
pugliese Giuseppe Massari, che indicavano nella miseria contadina,
nella mancanza di fiducia nelle istituzioni, nella carenza di
strade e infrastrutture, la causa del grave fenomeno, venne
opposta la pi facile ed immediata repressione. Questa,
concretizzandosi come una vera e propria guerra civile - la pi
crudele, la pi lunga e la pi costosa - scav un solco ancora
pi profondo fra le popolazioni meridionali e il governo centrale.


Nel gennaio 1863 una commissione parlamentare d'inchiesta guidata
da Massari part da Genova per Napoli. La sua relazione, che fu
letta al Parlamento riunito in seduta segreta, rappresenta un
documento prezioso sulle condizioni allora esistenti nel Sud. Fra
le altre conclusioni di maggior interesse contenute nella
relazione, vi era quella che il brigantaggio era pi debole l
dove i rapporti fra lavoratori e datori di lavoro erano
soddisfacenti, come per esempio intorno a Reggio Calabria, porto
relativamente prospero, oppure l dove vigeva il sistema della
mezzadria ed i contadini non vivevano in condizioni di nomadismo
ma erano legati invece alla terra da vincoli di interesse.

Dove il sistema delle mezzerie  in vigore, il numero dei
proletari di campagna  scarso; ma l dove si pratica la grande
coltivazione sia nell'interesse del proprietario, sia in quello
del fittaiuolo, il numero dei proletari  necessariamente
copioso... Grande coltura: nessuno colono: e molta gente che non
sa come fare per lucrarsi la vita... La vita del brigante abbonda
di attrattive per il povero contadino, il quale ponendola a
confronto con la vita stentata e misera che egli  condannnato a
menare non inferisce [deduce] di certo dal paragone conseguenze
propizie all'ordine sociale... I1 brigantaggio diventa in tal
guisa la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche
secolari ingiustizie... La sola miseria non sortirebbe forse
effetti cotanto perniciosi se non fosse congiunta ad altri mali
che la infausta signoria dei Borboni cre ed ha lasciati nelle
provincie napolitane. Questi mali sono l'ignoranza gelosamente
conservata ed ampliata, la superstizione diffusa ed accreditata, e
segnatamente la mancanza assoluta di fede nelle leggi e nella
giustizia... L'amministrazione che non procede, le leggi antiche
distrutte ma non le usanze antiche, n rimosse dagli uffici le
persone che quelle usanze praticavano, le leggi nuove o male
eseguite o non eseguite affatto, il numero degl'impiegati
accresciuto, e gli affari disbrigati ci non ostante con maggiori
ritardi: da tutte queste cose consegue una prostrazione di
spiriti, un languore di cui i tristi si studiano continuamente di
trar profitto.

La relazione era quanto mai esplicita nell'attestare che da Roma
il governo pontificio aveva prestato aiuto ai briganti sia in
denaro che in nuove reclute e che esso si era inoltre servito
dell'episcopato meridionale per trasmettere loro istruzioni.
La relazione Massari suggeriva che fossero immediatamente
applicati dei rimedi a lunga scadenza, in quanto era
indispensabile mostrare alle popolazioni locali gli inequivocabili
vantaggi della libert e convincerle che questa soltanto, in
ultima analisi, avrebbe potuto procurar loro lavoro e benessere.

La diffusione della istruzione pubblica, l'affrancazione delle
terre, la equa composizione delle questioni demaniali, la
costruzione di strade, le bonifiche di terre paludose,
l'attivazione dei lavori pubblici, il miglioramento dei boschi,
tutti quei provvedimenti insomma che dando impulso vigoroso ai
miglioramenti sociali trasformino le condizioni economiche, e
valgano ad innalzare le plebi a dignit di popolo...
L'emancipazione della terra dai vincoli che la gravano  sorgente
di benefizi alla propriet ed all'agricoltura, e produce in pari
tempo il salutare effetto di trasformare le condizioni del
contadino e di distruggere quel proletariato selvaggio che sotto
l'impulso della fame e della miseria non obbedisce ad altra voce
se non a quella dell'avidit, e fornisce s ampio contingente al
brigantaggio. N meno evidente  la necessit di assestare il pi
celermente che sia possibile la questione dei terreni demaniali
che in tante localit pendono da moltissimi anni, e mantengono
vive le controversie e le gare nei piccoli comuni.

La propriet tenuta in manomorta doveva esser frazionata in modo
da consentire ai banditi di trasformarsi in coltivatori diretti.
La carriera nell'arma di polizia doveva aumentare in prestigio
agli occhi del pubblico ed essere portata ad un livello analogo a
quello esistente in Inghilterra. Le comunicazioni dovevano essere
migliorate a fondo: anche la Scozia infatti, dopo la sua unione
all'Inghilterra, era rimasta preda di una forma del tutto simile
di brigantaggio, finch non erano state costruite nuove strade.
Ma soprattutto, era necessario che il governo tutelasse la
sicurezza pubblica e dimostrasse che non c'era n timore n
speranza alcuna di una restaurazione borbonica: perch senza una
tale convinzione la gente aveva troppa paura di rappresaglie per
organizzare un'azione comune contro il banditismo. Una riforma
carceraria era indispensabile non solo dal punto di vista igienico
e morale, ma anche da quello della sicurezza, in quanto la
facilit d'evasione costituiva una delle ragioni per cui era
facile reclutare nuove reclute per il brigantaggio. I carcerieri
ricevevano una paga estremamente misera e spesso non erano meno
criminali dei loro prigionieri. La relazione aggiungeva che la
commissione aveva accertato che a Napoli della gente era stata
tenuta tre anni in prigione senza giudizio persino in casi in cui
tale periodo di tempo era superiore al massimo della pena prevista
per il reato loro imputato. Non solo era necessario che
l'amministrazione fosse efficiente, ma giustizia doveva essere
fatta e tutti dovevano essere in grado di constatare che giustizia
era fatta, altrimenti l'opinione pubblica avrebbe continuato a
considerare il governo come un nemico anzich un amico.
Queste erano misure a lunga scadenza e fino a quando non avessero
avuto il loro effetto la legge marziale restava indispensabile;
speciali fondi per le delazioni e la corruzione avrebbero dovuto
essere stanziati e le consuete norme di guerra messe da parte. La
severit a breve scadenza era ovviamente qualcosa di pi urgente e
pi facilmente comprensibile nella lontana Torino. Il risultato di
ci fu l'approvazione della legge Pica, che fece della repressione
pi rigorosa non una misura eccezionale, ma la regola sanzionata
dal diritto. In base a tale legge il governo fu autorizzato ad
applicare l'arresto domiciliare fino ad un anno nei confronti dei
vagabondi e delle persone prive di un'occupazione fissa, o di
quanti fossero sospettati di appartenere alla camorra o di
ospitare briganti. Nelle province dichiarate con decreto reale
infestate da briganti, tutte le bande armate di pi di tre persone
costituite per fini criminali, cos come i loro eventuali
complici, sarebbero state giudicate da una corte marziale. Questa
sospensione delle libert costituzionali fu approvata dopo breve
dibattito, dato che i deputati erano impazienti d'iniziare le loro
ferie estive. Ben presto 120.000 soldati, quasi la met
dell'intero esercito, furono concentrati in Sicilia e nel
Mezzogiorno continentale.
